SERVIZI SOCIALI

SERVIZI SOCIALI

La persona al centro della città: una città costruita intorno alla persona con i suoi bisogni nelle varie fasce di età, promuovendo la salute, il sostegno in caso di difficoltà, lo sviluppo delle potenzialità di cui ogni persona è portatrice.

Una città attorno alle persone

44. A Lodi e nel lodigiano si è lavorato in modo puntuale in materia di welfare, concentrandosi sul sostegno e sull’assistenza delle fasce deboli. È a partire da questa consapevolezza che intendiamo proporre una visione di città con al centro le persone. Riteniamo sia ormai necessario dare per acquisita la prassi del sostegno economico alle famiglie in difficoltà, dell’accoglienza delle persone migranti (che siano adulti o minori non accompagnati), dei percorsi di integrazione, per lavorare sui bisogni delle varie fasce di età, promuovendone la salute, il sostegno e lo sviluppo.

I luoghi del welfare

45. Proponiamo di utilizzare gli spazi nei quartieri per incontrare le persone, ascoltare chi opera normalmente sul territorio. Altri luoghi della città svolgono un ruolo importante come luoghi di incontro e socializzazione fra i cittadini. Riteniamo necessario difendere i negozi di vicinato, che fungono anche da luoghi di incontro e di accoglienza. Gli interventi necessitano di una messa in rete, che favorisca la conoscenza delle persone che arrivano ai servizi, perché in stato di bisogno e che permetta loro di accedere alle misure di sostegno, ma allo stesso tempo se possibile di provare un percorso di emancipazione.
46. La visione del welfare della città passa anche dalla pianificazione territoriale: piazze, parchi, luoghi di incontro, centri di aggregazione, strade a misura di carrozzine per bambini e disabili, luoghi senza barriere di accesso, servono a ricostruire socialità e quindi a ridurre i costi delle solitudini, degli abbandoni, del degrado e promuovere reti di sicurezza, ricostruendo i filamenti sociali che la globalizzazione prima, e la crisi poi, stanno lentamente distruggendo.
47. La sfida che proponiamo è la capacità di leggere i nuovi bisogni e di non vedere i servizi sociali a esclusivo appannaggio degli specialisti operatori del settore, ma come parte del disegno collettivo di città, capace di coinvolgere molteplici attori: pubblico, privato, urbanisti, aziende, cittadini, in un’interazione possibile, che parte dall’ascolto delle singole istanze, dalla messa in rete delle capacità, per reperire risorse integrative e ridurre, tramite la valorizzazione delle competenze di ognuno, i costi delle spese sociali.

Sportelli di ascolto

48. Una lettura del nostro territorio ci fa capire che esistono molte famiglie che pur non essendo considerate in condizioni di emergenza, sono comunque vulnerabili: monoparentali, monoreddito, con un famigliare anziano a carico, sotto occupati o a bassa remunerazione per i quali una spesa improvvisa può essere un evento traumatico.
49. Le famiglie vulnerabili in genere non sono abituate a rivolgersi ai servizi per chiedere supporto: la nostra proposta per intercettare e agganciare famiglie fragili, in ottica preventiva, prima che diventino povere, è attivare luoghi di vicinanza come gli Sportelli di ascolto, che si avvicinino alle persone, sul modello dei vecchi consigli di zona. Gli sportelli possono essere anche itineranti da pensare nei quartieri, utilizzando gli spazi fisici già esistenti: sedi di associazioni, circoli, cinema, negozi in modo da poter intercettare le persone vulnerabili per pensare con fare loro un percorso consulenziale o di supporto che valorizzi le potenzialità in essere nel superamento delle difficoltà.

Educazione e accoglienza intergenerazionale

50. Abbiamo pensato che in ottica di generatività, e di utilizzo delle potenzialità di ogni persona e famiglia, è possibile mutuare delle buone pratiche che avvengono altrove. Una di queste consiste nel far coabitare nella stessa struttura bambini e anziani (Piacenza è il primo esempio in Italia). In questa struttura si praticano le stesse attività per bambini e anziani: dalla pittura alla cucina, alla lettura. È un’occasione di incontro tra generazioni che insieme stanno bene, e imparano gli uni dagli altri. Proponiamo di utilizzare gli spazi contigui del Centro Anziani e dell’Asilo Giardino per sviluppare una sperimentazione in tal senso.
51. Il progetto “Nonni adottano studenti”, già attivo a Bologna, Udine, Avezzano, intende rispondere alle esigenze economiche degli studenti e, contemporaneamente, di contrastare il fenomeno del mercato nero degli affitti. L’iniziativa vede protagonisti in prima persona anziani soli o in coppia, che danno la loro disponibilità ad accogliere in casa propria uno studente in cambio di compagnia, un po’ di assistenza e qualche servizio (come per esempio la spesa, l’acquisto delle medicine o le commissioni quotidiane). Lo studente, dal canto suo, ha a disposizione una stanza singola, già pronta e arredata, e senza dover pagare alcun affitto. Inoltre lo studente non ha nessun vincolo e può lasciare la dimora a proprio piacere, senza alcun preavviso. Proponiamo
quindi che il Comune si proponga come mediatore fra le domande degli studenti e le offerte di alloggio dei nonni, gratuitamente e durante tutto il periodo dell’anno, supervisionando gli appartamenti e garantendo la serietà di proprietari e inquilini.

Una città a misura di famiglie

52. La logica con cui si sono sviluppate le politiche sul territorio ha continuato a separare il fronte degli adulti da quello dei bambini, come se le due componenti della società occupassero porzioni diverse del territorio, considerando minoritarie e accessorie le seconde. Pensiamo a una città capace di garantire il rispetto del diritto di partecipazione alla vita sociale, di influenza sulle decisioni e di libertà di espressione delle persone in tutte le fasce di età. La possibilità di fruire degli stessi spazi significa anche fare in modo che negozianti, ristoratori e artigiani siano sostenuti dal comune, per esempio con una riduzione della tassa sui rifiuti, a fronte di migliorie e adeguamenti quali: fasciatoi nei bagni, spazi per l’allattamento, piccoli giochi per intrattenere i bambini, menu a costi e porzioni ridotte. Le buone pratiche suggerite, insieme al potenziamento dei mezzi pubblici, renderebbero maggiore l’attrattività della città di Lodi, stimolando in questo modo il turismo e quindi potenziando i posti di lavoro sia in ambito pubblico, come per esempio con le guide turistiche, sia in ambito privato, pensando a maggiori clienti per le aziende.

“Micronidi” e servizi post-scuola

53. Intendiamo sostenere lo sviluppo dei “micronidi” diffusi, come un elemento per favorire le  famiglie e le donne che lavorano. Puntiamo a potenziare i servizi post-scuola già esistenti, allargandoli anche a una fascia d’età più elevata, per supportare le famiglie nei periodi in cui le scuole sono chiuse. Tali servizi potrebbero coprire anche la fascia adolescenziale offrendo percorsi di sostegno scolastico, ma anche di sviluppo della creatività del giovane, co-costruendo la giornata con il giovane stesso, potenziando in questo modo anche la capacità progettuale e di sviluppo dell’autonomia. I servizi potrebbero essere pensati e organizzati in collaborazione con Associazioni culturali e sportive, la Biblioteca Comunale, le parrocchie e gli oratori, creando una rete virtuosa di collaborazione tra amministrazione comunale e realtà del territorio.

Disabilità e diverse abilità

54. Le disabilità sono molteplici e sono eterogenee le diverse abilità: una distinzione macroscopica è tra disabilità motorie e disabilità cognitive e, all’interno di questi due gruppi, le sfumature sono moltissime quante le diagnosi, le cause, gli effetti, le necessità e soprattutto le individualità e le storie di vita. La politica dovrebbe promuovere e proteggere le diversità: ogni persona con disabilità deve essere ascoltata affinché ottenga quegli eventuali ausili, strumenti e risorse che ne permettano la maggiore autonomia e indipendenza possibili. Intendiamo favorire misure politiche per rendere tutti i servizi (la casa, l’istruzione, i trasporti, la sanità, gli esercizi commerciali, i cinema, i teatri ecc.) disponibili e accessibili per le persone disabili in ambienti ordinari. Inoltre, intendiamo adottare come principio ispiratore il concetto di Universal Design, ossia luoghi “pensati” per essere accessibili a tutti, sin dalla loro fase di ideazione e progettazione, senza interventi successivi per rimuovere barriere architettoniche.